1925 Quanto alla quarta considerazione, è
da sapere che, da poi che 'l vero amore di Cristo ebbe perfettamente
trasformato santo Francesco in Dio e nella vera immagine di
Cristo crocifisso, e avendo compiuto la quaresima di quaranta
dl a onore di santo Michele Arcangiolo in sul santo monte
della Vernia; dopo la solennità di santo Michele discese
del monte l' angelico uomo santo Francesco, con frate Lione
e con uno divoto villano, in sul cui asino egli sedea a cagione
che per li chiovi dei piedi egli non potea bene andare a piede.
1926 Ed essendo adunque disceso del monte santo Francesco,
imperò che la fama della sua santità si era
già divulgata per lo paese e da' pastori s'era isparto
come aveano veduto tutto infiammato il monte della Vernia
e ch'egli era segnale di qualche grande miracolo che Iddio
avea fatto a santo Francesco; udendo la gente della contrada
ch'egli passava, tutti traevano a vederlo e uomini e femmine,
piccoli e grandi, li quali tutti con grande divozione e disiderio
s'ingegnavano di toccarlo e di baciargli le mani. E non potendole
egli negare alla divozione delle genti, bench'egli avesse
fasciate le palme, nientedimeno per occultare più le
sacre sante Istimate, sì le fasciava ancora e coprivale
con le maniche e solamente le dita scoperte porgea loro a
baciare.
Ma con tutto ch'egli studiasse di celare e nascondere il sacramento
delle gloriose Istimate per fuggire ogni cagione di gloria
mondana, a Dio piacque per gloria sua mostrare molti miracoli,
per virtù delle dette sacre sante e gloriose Istimate,
e singularmente in quel viaggio dalla Vernia a santa Maria
degli Agnoli, e poi moltissimi in diverse parti del mondo,
in vita sua e dopo la sua morte, acciò che la loro
occulta e maravigliosa virtù e la eccessiva carità
e misericordia di Cristo inverso lui, a cui egli l'avea maravigliosamente
donate, si manifestasse al mondo per chiari ed evidenti miracoli,
de' quali ne porremo qui alquanti.
Onde appressandosi allora santo Francesco a una villa ch'era
in su li confini del contado d'Arezzo, se gli parò
dinanzi con grande pianto una donna con uno suo figliuolo
in braccio, il quale avea otto anni, che li quattro era stato
ritruopico; ed era isconciamente enfiato del ventre, che istando
ritto non si potea riguardare a' piedi. E ponendogli questa
donna quel figliuolo dinanzi e pregandolo che pregasse Iddio
per lui, e santo Francesco si puose prima in orazione e poi,
fatta l'orazione, puose le sue sante mani sopra il ventre
del fanciullo, e subitamente fu risoluta ogni enfiatura e
fu perfettamente sanato, e rendello alla madre sua; la quale
ricevendolo con grandissima allegrezza e menandoselo a casa,
ringraziò Iddio e 'l santo suo; e 'l figliuolo guarito
mostrava volentieri a tutta la contrada che venia a casa sua
per vederlo.
1927 Il dì medesimo passò santo Francesco
per lo borgo a Santo Sepolcro; e innanzi che s'appressassi
al castello, le turbe del castello e delle ville gli si feciono
incontro, e molti di loro gli andavano innanzi co' rami d'ulivi
in mano, gridando forte: «Ecco il santo, ecco il santo!»;
e per divozione e voglia che le genti aveano di toccarlo faceano
grande calca e pressa sopra lui. Ma egli andando colla mente
elevata e ratta in Dio per contemplazione, quantunque e' fusse
toccato o tenuto o tirato, a modo che persona insensibile
non ne sentì niente di cosa che intorno a sé
fosse fatta o detta, né eziandio s'avvide ch'e' passasse
per quello castello né per quella contrada. Onde, passato
il borgo e tornatesi le turbe a casa loro, giugnendo egli
a una casa di lebbrosi di là dal borgo bene uno miglio,
e tornando in sé, a modo come se venisse dallo altro
mondo, il celestiale contemplatore domandò il compagno
«Quando saremo noi presso al borgo?». Veramente
l'anima sua, fissa e ratta in contemplazione delle cose celestiali,
non avea sentita cosa terrena né varietà di
luoghi né di tempi né di persone occorrenti.
E questo più altre volte addivenne, secondo che per
chiara esperienza provarono li compagni suoi.
1928 Giugne in quella sera santo Francesco al luogo
de' frati di Monte Casale, nello quale luogo sì era
un frate sì crudelmente infermo e sì orribilemente
tormentato della infermità, che 'l suo male parea piuttosto
tribolazione e tormento di demonio che infermità naturale;
imperò che alcuna volta egli si gittava tutto in terra
con tremore grandissimo e con ischiuma alla bocca; or gli
si attrappavano tutti li nerbi delle corde del corpo, or si
stendeano, or si piegavano; or si torceva, or si raggiugneva
la collottola con le calcagna, e gittavasi in alto e immantanente
ricadea supino. Ed essendo santo Francesco a tavola e udendo
da' frati di questo frate così miserabilmente infermo
e sanza rimedio, ebbegli compassione e prese una fetta di
pane ch'egli mangiava e fecevi suso il segno della santissima
croce con le sue sante mani istimatizzate e mandolla al frate
infermo; il quale come l'ebbe mangiata, fu perfettamente guarito
e mai più non sentì di quella infermità.
1929 Viene la mattina seguente, e santo Francesco
manda due di quelli frati che erano in quello luogo a stare
alla Vernia, e rimanda con loro il villano che era venuto
con lui dietro allo asino, lo quale gli avea prestato, volendo
che con essi egli si torni a casa sua. Andarono li frati col
detto villano ed entrando nel contado d'Arezzo, vidonli da
lungi certi della contrada ed ebbonne grande allegrezza pensando
che fusse santo Francesco, il quale v'era passato due dì
dinanzi; imperò che una loro donna, la quale sopra
a partorire tre dì era stata e, non potendo partorire,
si moria, eglino pensavano di riaverla sana e libera se santo
Francesco le ponesse le sue sante mani addosso. Ma appressandosi
i detti frati, poiché coloro ebbono conosciuto che
non era santo Francesco, n'ebbono grande maninconia; ma laddove
non era il santo corporalmente, non mancò la loro fede.
Mirabile cosa! La donna si moria e già avea i tratti
della morte. Domandano costoro li frati s'eglino avessino
cosa toccata dalle mani santissime di santo Francesco. Pensano
e cercano li frati diligentemente e in breve non trovano nessuna
cosa, che santo Francesco abbia toccato con le sue mani, se
non il capresto dello asino in sul quale egli era venuto.
Prendono costoro cotesto capresto con grande riverenza e divozione,
e pongonlo in su 'l corpo della donna; la donna grida chiamando
divotamente il nome di santo Francesco e a lui raccomandandosi
fedelmente. E che più? Si tosto come la donna ebbe
sopra di sé il detto capresto, subitamente fu liberata
da ogni pericolo, e partorì con gaudio agevolmente
e con salute.
1930 Santo Francesco, poiché fu stato alquanti
di nel detto luogo, sì si partì e andò
alla Città di Castello: ed eccoti molti cittadini che
gli menano innanzi una femmina indemoniata per lungo tempo,
e sì lo pregano umilmente per la sua liberazione, imperò
che ella, or con urli dolorosi, or con crudeli strida, or
con latrare canino, tutta la contrada turbava. Allora santo
Francesco, fatta prima orazione e fatto sopra di lei il segno
della santissima croce, comandò al dimonio che si partisse
da lei: e subitamente si parti e lasciolla sana del corpo
e dello intelletto.
1931 E divulgandosi questo miracolo nel popolo, un'altra
donna con grande fede gli portò un suo fanciullo infermo
grave d'una crudele piaga, e pregollo divotamente che gli
piacesse di segnarlo colle sue mani. Allora santo Francesco,
accettando la sua divozione, prese questo fanciullo e lieva
la fascia della piaga e benedicelo, facendo tre volte il segno
della santissima croce sopra la piaga, e poi con le sue mani
sì lo rifascia e rendelo alla madre; e però
che era sera, ella si lo mise immantanente nello letto a dormire.
Va poi costei la mattina per trarre il figliuolo dello letto
e trovollo isfasciato, e guarda e trovalo sì perfettamente
guarito, come se mai non avesse avuto male veruno, eccetto
che nello luogo della piaga v'era sopra cresciuta carne in
modo d'una rosa vermiglia, e questo piuttosto in testimonio
del miracolo che in segno della piaga, imperò che la
detta rosa istando in tutto il tempo della vita sua, spesse
volte lo 'nducea a divozione di santo Francesco, il quale
l'aveva guarito.
In quella città dimorò allora santo Francesco
uno mese a' prieghi divoti de' cittadini, nel quale tempo
egli fece assai altri miracoli, e poi si partì indi
per andare a Santa Maria degli Agnoli con frate Lione e con
uno buono uomo, il quale gli prestava il suo asinello, in
sul quale santo Francesco andava.
1932 Addivenne che, tra per le male vie e per lo
freddo grande, camminando tutto il dì e' non poterono
giugnere a luogo veruno dove potessono albergare: per la qual
cosa costretti dalla notte e dal mal tempo eglino ricoverarono
sotto la ripa d'un sasso cavato, per cessare la neve e la
notte che sopravvenia. E standosi cosi sconciamente e anche
male coperto il buono uomo di cui era l'asino, e non potendo
dormire per lo freddo (e modo non vi era di fare punto di
fuoco) si 'ncominciò a rammaricare pianamente fra se
medesimo e piagnere, e quasi mormorava di santo Francesco
che 'n tale luogo l'avea condotto. Allora santo Francesco,
sentendo questo, si gli ebbe compassione; e in fervore di
spirito istende la mano sua addosso a costui, e toccalo. Mirabile
cosa! Di subito come l'ebbe toccato con la mano incesa e forata
dal fuoco del Serafino, si parti ogni freddo e tanto caldo
entrò in costui dentro e di fuori, che gli parea essere
presso alla bocca d'una fornace ardente: onde egli immantanente
confortato nell'anima e nel corpo s'addormentò, e più
suavemente, secondo il suo dire, egli dormi quella notte tra'
sassi e tra la neve infino alla mattina, che non avea mai
dormito nel proprio letto.
1933 Camminaron poi l'altro di e giunsono a Santa
Maria degli Agnoli: e quando e' v'erano presso, frate Leone
leva alto gli occhi e si guatava inverso il santo luogo di
Santa Maria degli Agnoli e vide una croce bellissima, nella
quale era la figura del Crocifisso, andare dinanzi a santo
Francesco il quale gli andava innanzi. E cosi conformemente
andava la detta croce dinanzi alla faccia di santo Francesco,
che quando egli restava, ella restava, e quando egli andava,
ed ella andava: ed era di tanto splendore quella croce, che
non solamente risplendeva nella faccia di santo Francesco,
ma eziandio tutta la via d'intorno alluminava, e bastò
infino che santo Francesco entrò nel luogo di Santa
Maria degli Agnoli.
1934 Giugnendo dunque santo Francesco con frate Leone,
furono ricevuti da' frati con somma allegrezza e carità.
E d'allora innanzi santo Francesco dimorò il più
del tempo in quello luogo di Santa Maria degli Agnoli insino
alla morte. E continovamente si spandea più e più
per l'Ordine e per lo mondo la fama della sua santità
e de' suoi miracoli quantunque egli per la sua profondissima
umiltà celasse quanto potea i doni e le grazie di Dio
ed appellassesi grandissimo peccatore.
1935 Di che maravigliandosi una volta frate Lione
e pensando iscioccamente fra se medesimo: «Ecco, costui
si chiama grandissimo peccatore in pubblico, e venne grande
all'Ordine e tanto è onorato da Dio, e nientedimeno
in occulto non si confessa mai del peccato carnale: sarebbe
mai egli vergine?». E sopr'a ciò gli cominciò
a venire grandissima volontà di sapere la verità,
ma non era ardito di domandarne santo Francesco: onde egli
ne ricorse a Dio e, pregandolo instantemente che lo certificasse
di quello che disiderava di sapere, per molta orazione meritò
d'essere esaudito, e fu certificato che santo Francesco era
vergine veramente del corpo, per tale visione. Imperò
ch'egli vide in visione santo Francesco istare in uno luogo
alto ed eccellente, al quale veruno poteva andare né
a esso aggiugnere, e fugli detto in ispirito che quello luogo
cosi alto eccellente significava in santo Francesco la eccellenza
della castità verginale, la quale ragionevolmente si
confacea alla carne che dovea essere adornata delle sacre
sante istimate di Cristo.
1936 Veggendosi santo Francesco, per cagione delle
istimate, a poco a poco venire meno la forza del corpo e non
potere avere più cura del reggimento dell' Ordine,
affrettò il Capitolo generale. Il quale essendo tutto
ragunato, ed egli umilemente si scusò alli frati della
impotenza per la quale egli non potea più attendere
alla cura dell'Ordine, quanto alla esecuzione del Generalato,
benché lo ufficio del Generalato non rinunziasse, però
che non potea, da poi che fatto era Generale dal Papa, e però
non potea lasciare l'ufficio né sustituire successore
sanza espressa licenza del Papa; ma istituì suo Vicario
frate Pietro Cattani, raccomandando a lui e alli Ministri
provinciali l'Ordine affettuosamente quanto egli potea il
più E fatto questo, santo Francesco confortato in ispirito,
levando gli occhi e le mani in cielo, disse cosi: «A
te, Signore Iddio mio, a te raccomando la famiglia tua, la
quale infino a ora tu mi hai commessa, e ora per le infermità
mie, le quali tu sai, dolcissimo Signor mio, io non ne posso
più avere cura. Anche la raccomando a' Ministri provinciali;
sieno tenuti eglino a rendertene ragione il di del giudicio,
se veruno frate, per loro negligenza o per loro male esempio
o per loro troppo aspra correzione, perirà».
E in queste parole, come a Dio piacque, tutti i frati del
Capitolo intesono che parlasse delle istimate, in quello che
si iscusava per infermità; e per divozione nessuno
di loro si poté tenere di piagnere. E d'allora innanzi
lasciò tutta la cura e 'l reggimento dell'Ordine nella
mano del suo Vicario e delli Ministri provinciali; e dicea:
«Ora, da poi ch'io ho lasciata la cura dell'Ordine per
le mie infermità, io non sono tenuto oggimai se non
di pregare Iddio per la nostra religione e di dare buono esempio
alli frati. E bene so di verità che, s'ella mi lasciasse,
il maggiore aiuto ch' io potessi fare alla religione sarebbe
di pregare continovamente Iddio per lei ch'egli la difenda
e governi e conservi».
1937 Ora, avvegna che santo Francesco, come
detto è di sopra, s'ingegnasse quanto potea di nascondere
le sacre sante istimate e, da poi ch'e' l'ebbe ricevute, andasse
sempre e stesse con le mani fasciate e co' piedi calzati,
non poté però fare che molti frati in diversi
modi non le vedessono e toccassono, e spezialmente quella
del costato, la quale egli con maggiore diligenza s'isforzava
di celare. Onde un frate che lo serviva una volta lo 'ndusse
con divota cautela a trarsi la tonica per iscuoterla dalla
polvere; e, traendosela in sua presenza, quel frate vide chiaramente
la piaga del costato e, mettendogli la mano in seno velocemente,
si la toccò con tre dita e comprese la sua quantità
e grandezza:
1938 e per simile modo di quel tempo la vide il Vicario
suo.
1939 Ma più chiaramente ne fu certificato
frate Ruffino, il quale era uomo di grandissima contemplazione,
del quale disse alcuna volta santo Francesco che nel mondo
non era più santo uomo di lui, e per la sua santità
egli intimamente l'amava e compiacevagli in ciò ch'e'
volea.
Questo frate Ruffino in tre modi sé e altrui certificò
delle istimate e ispezialmente di quella del costato. Il primo
si fu che, dovendo lavare i panni di gamba, li quali santo
Francesco portava si grandi che, tirandoli ben su, con essi
copria la piaga del lato ritto, il detto frate Ruffino le
riguardava e considerava diligentemente, e ogni volta le trovava
sanguinose dal lato ritto; per la qual cosa egli si si avvedea
certamente che quello era sangue che gli usciva della detta
piaga: di che santo Francesco lo riprendea, quando s'avvedea
ch egli spiegasse i panni ch'egli si traesse, per vedere il
detto segnale. Il secondo modo si fu che 'l detto frate Ruffino
una volta, grattando le reni a santo Francesco, in vero istudio
egli trascorse con la mano e mise le dita nella piaga del
costato; di che santo Francesco, per lo grande dolore che
senti, gridò forte: «Iddio tel perdoni, o frate
Ruffino; perché hai fatto cosi?». Il terzo modo
si fu ch'una volta egli con grande istanza chiese a santo
Francesco, per grandissima grazia, che gli desse la sua cappa
e prendesse la sua per amore della carità. Alla cui
petizione benché malagevolmente condiscendendo, il
caritativo padre sì si trasse la cappa e diegliela
e prese la sua; e allora nello trarre e rimettere, frate Ruffino
chiaramente vide la detta piaga.
1940 Frate Leone similemente e molti altri frati
vidono le dette sacre sante istimate di santo Francesco mentre
che vivette: li quali frati, benché per la loro santità
fossono uomini degni di fede e da credere loro alla semplice
parola, nientedimeno, per torre via ogni dubbio de' cuori,
giurarono in sul santo libro ch'eglino l'aveano vedute chiaramente.
1941 Vidonle eziandio alquanti Cardinali, li quali
aveano con lui grande famigliarità, e in riverenza
delle dette istimate di santo Francesco compuosono e feciono
belli e divoti inni e antifone e prose. Il sommo pontefice
Alessandro papa, predicando al popolo, dove erano tutti i
Cardinali (tra li qual era il santo frate Bonaventura ch'era
cardinale), disse e affermò ch'egli avea veduto co'
suoi occhi le sacre sante stimate di santo Francesco quando
egli era vivo.
1942 E madonna Iacopa di Settesoli da Roma, la quale
era la maggiore donna di Roma a suo tempo ed era divotissima
di santo Francesco, le vide prima ch'egli morisse, e poi morto
che fu le vide e le baciò più volte con somma
riverenza, però ch'ella venne da Roma ad Ascesi per
la morte di santo Francesco per divina revelazione; e fu in
questo modo.
1943 Santo Francesco, alquanti di innanzi alla morte
sua, istette infermo in Ascesi nel palagio del Vescovo con
alquanti delli suoi compagni, e con tutta la sua infermità
egli ispesse volte cantava certe laudi di Cristo. Uno di gli
disse uno de' suoi compagni: «Padre, tu sai che questi
cittadini hanno grande fede in te e reputanti uno santo uomo,
e perciò e' possono pensare che se tu se' quello che
elli credono, tu doveresti in questa tua infermità
pensare della morte e innanzi piagnere che cantare, poi che
tu se' cosi grave infermo; e intendi che 'l tuo cantare e
'l nostro, che tu ci fai fare, s'ode da molti e del palagio
e di fuori; imperò che questo palagio si guarda per
te da molti uomini armati, li quali forse ne potrebbono avere
malo esempio. Onde io credo», disse cotesto frate, «che
tu faresti bene a partirti di quinci, e che noi ci tornassimo
tutti a Santa Maria degli Agnoli, però che noi non
istiamo bene qui fra li secolari». Rispose santo Francesco:
«Carissimo frate, tu sai che ora fa due anni, quando
stavamo a Fuligno, Iddio ti rivelò il termine della
vita mia, e cosi lo rivelò ancora a me, che di qui
a pochi dì, in questa infermità, il detto termine
si finirà; e in quella rivelazione Iddio mi fece certo
della remissione di tutti i miei peccati e della beatitudine
del paradiso. Insino a quella rivelazione io piansi della
morte e delli miei peccati: ma poi ch'io ebbi quella rivelazione,
io sono si pieno d'allegrezza che' io non posso più
piagnere; e però io canto e canterò a Dio il
quale m'ha dato il bene della grazia sua e hammi fatto certo
de' beni della gloria di paradiso. Del nostro partire quinci
io acconsento e piacemi: ma trovate modo di portarmi, imperò
ch'io per la infermità non posso andare». Allora
li frati lo presono a braccia e si 'l portarono, accompagnati
da molti cittadini.
1944 E giugnendo a uno spedale che era nella via,
santo Francesco disse a quelli che 'l portavano: «Ponetemi
in terra e rivolgetemi verso la città». E posto
che fu con la faccia verso Ascesi, egli benedisse la città
di molte benedizioni, dicendo: «Benedetta sia tu da
Dio, città santa, imperò che per te molte anime
si salveranno e in te molti servi di Dio abiteranno e di te
molti saranno eletti al reame di vita eterna». E dette
queste parole, sì si fece portare oltre, a Santa Maria
degli Angeli.
1945 E giunti che furono a Santa Maria, si lo portarono
alla infermeria e ivi il puosono a riposare. Allora santo
Francesco chiamò a sé uno de' compagni e sì
gli disse: «Carissimo frate, Iddio m'ha rivelato che
di questa infermità insino a cotal di io passerò
di questa vita; e tu sai che madonna Iacopa di Settesoli,
divota carissima dell'Ordine nostro, s'ella sapesse la morte
mia e non ci fosse presente si contristerebbe troppo: e però
significale che, se mi vuole vedere vivo, immantanente venga
qui». Risponde il frate: «Troppo di' bene, padre;
ché veramente per la grande divozione ch'ella ti porta
e' sarebbe molto isconvenevole ch'ella non fusse alla morte
tua». «Va' dunque», disse santo Francesco,
«e reca il calamaio e la penna e la carta, e iscrivi
com'io ti dico». E recato che li ebbe, santo Francesco
detta la lettera in questa forma:
1946 A madonna Iacopa serva di Dio frate Francesco
poverello di Cristo salute e compagnia dello Spirito santo
nel nostro Signore Gesù Cristo. Sappi, carissima, che
Cristo benedetto per la sua grazia m'ha rivelato il fine della
vita mia, il quale sarà in brieve. E però se
tu mi vuoi trovare vivo, veduta questa lettera, ti muovi e
vieni a Santa Maria degli Agnoli, imperò che, se per
infino a cotale dì non sarai venuta, non mi potrai
trovare vivo. E arreca teco panno di cilicio nel quale si
rinvolga il corpo mio, e la cera che bisogna per la sepoltura.
Priegoti ancora che tu mi arrechi di quelle cose da mangiare,
delle quali tu mi solevi dare quand'io era infermo a Roma.
1947 E mentre che questa lettera si scriveva, fu
da Dio rivelato a santo Francesco che madonna Iacopa venia
a lui ed era presso al luogo e recava seco tutte quelle cose
ch'egli mandava chiedendo per la lettera. Di che, avuta questa
rivelazione, disse santo Francesco al frate che scriveva la
lettera, che non iscrivesse più oltre, poiché
non bisognava, ma riponesse la lettera. Della qual cosa molto
si maravigliarono li frati, perché non compieva la
lettera e non volea che la si mandasse. E istandosi così
un pezzo, la porta del luogo fu picchiata forte, e santo Francesco
manda il portinaio ad aprire: e aprendo la porta, quivi si
era madonna Iacopa, nobilissima donna da Roma, con due suoi
figliuoli senatori e con grande compagnia d'uomini a cavallo;
e entrarono dentro. E madonna Iacopa se ne va diritto alla
infermeria e giugne a santo Francesco: della cui venuta santo
Francesco ebbe grande allegrezza e consolazione, ed ella similemente
veggendo lui vivo e parlandogli. Allora ella gli ispuose come
Iddio le avea rivelato a Roma, istando ella in orazione, il
termine brieve della sua vita, e come egli dovea mandare per
lei e chiedere quelle cose, le quali ella disse che tutte
le avea arrecate seco; e sì le fece arrecare a santo
Francesco e diegliene a mangiare. E mangiato ch'egli ebbe
e molto confortatosi, questa madonna Iacopa s'inginocchiò
a' piedi di santo Francesco, e prende que' santissimi piedi
e segnati e ornati delle piaghe di Cristo e con sì
grande eccesso di divozione li baciava e bagnava di lagrime,
che a' frati che stavano dintorno parea vedere propriamente
la Maddalena a' piedi di Gesù Cristo, e per nessuno
modo la ne poteano ispiccare.
Finalmente dopo grande ispazio la levarono indi e trassonla
da parte, e domandaronla come ella era venuta così
ordinatamente e così provveduta di tutte quelle cose
ch'erano di bisogno alla vita e alla sepoltura di santo Francesco.
Rispuose madonna Iacopa che, orando ella a Roma una notte,
ed ella udì una voce dal cielo che le disse: «Se
tu vuoi trovare santo Francesco vivo, sanza indugio va' ad
Ascesi e porta teco di quelle cose che gli suoli dare quando
è infermo, e quelle cose le quali saranno di bisogno
alla sepoltura». «Ed io», disse ella, «così
ho fatto».
1948 Stette adunque ivi la detta madonna Iacopa infino
a tanto che santo Francesco passò di questa vita e
che fu soppellito; e alla sua sepoltura fece grandissimo onore
ella con tutta la sua compagnia, e fece tutta la spesa di
ciò che bisognò. E poi ritornando a Roma, ivi
a poco tempo questa gentile donna si morì santamente,
e per divozione di santo Francesco si giudicò e volle
essere portata e soppellita a Santa Maria degli Agnoli; e
così fu.
A laude di Gesù Cristo e del poverello Francesco. Amen.